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ANTONIO BRUZZESE SUL VOTO ALL´ESTERO

Da alcuni mesi si manifesta un interesse molto forte, sia nel dibattito che nelle proposte, per quanto attiene il voto degli italiani all´estero.
Questa impennata nasce dal caso Di Girolamo. In realtá giá all´indomani del voto del 2006 si sarebbe dovuto seriamente affrontare il problema.
Nei mesi scorsi vi é stata una sorta di trasversalitá (in parte rimane), che partendo dal caso Di Girolamo, finiva per indicare come inutile e inquinato dalla malavita il voto all´estero. Insomma, meglio non votare perché c´é l´intervento dell´ndragheta.
Se questo dovesse essere l´assunto, in Italia non si sarebbe dovuto votare da 60 anni. Ricordiamo la scarpa sinistra prima del voto e poi la destra, i pacchi di pasta, il voto di scambio, le pratiche indecenti, specie in alcune regioni.
Ocorre invece difendere il diritto al voto. Una conquista di democrazia e civiltá.

VENIAMO AI PROBLEMI CONCRETI
- Il primo riguarda le candidature. In questo la responsabilitá dei partiti é enorme. Affiora sempre piú una vera e propia questione morale e politica. Mai come ora appare la condizione di “VIZI  PRI VATI e PUBBLICHE VIRTU’ “.
I problemi riscontrati chiamano in causa i palazzi romani e non la colletivitá italiana all´estero, sostanzialmente sana e operosa.
I candidati non dovrebbero avere carichi giudiziari pendenti ne condanne. Un regolare incarico o contratto di lavoro, un domicilio certo, che dovrebbero essere verificati con attenzione Iscrizione all´AIRE . Scelte dei candidati e verifica anche con le Primarie. Tutto ciò é diverso dalle lobby, correnti e gruppi.

- STAMPA DELLE SHEDE
Ne abbiamo visto sia nel 2006 che nel 2008 di tutti i “colori” e grammature diverse. Puó essere una soluzione quella della stampa da parte del Poligrafico dello Stato.

- CONSEGNA

Si deve poter accertare l´effettiva consegna della scheda elettorale a tutti coloro che hanno diritto al voto. L´idea di comunicare la volontá di votare finirebbe con una partecipazione talmente bassa, da non giustificare il voto stesso. “Pochi e buoni” é semplicemente sbagliato.
L´America Latina ha una estensione pari a 51 volte l´Italia, 350 volte la Svizzera. Le soluzioni devono tenere ben presente la condizione di potere esercitare  il diritto di voto per tutti.
Il sistema misto non sarebbe male, Consolati, piú corrispondenza, senza escludere anche il voto elettronico.

- Il RITIRO DELLE SCHEDE
Questa é l´operazione piú delicata. In America Latina tornano come non consegnate o non votate, 350 mila schede. Qui é il problema. Con quali garanzie? Dove vanno? Quante fanno sosta? Dove?
Non si spiegherebbero diversamente le migliaia di schede con il timbretto della persona votata e la possibile acquisizione gratis o a pagamento di qualche decine di migliaia delle stesse. Si puó essere eletti con mille voti veri e decine di migliaia truffati. Chissà che non sia già avvenuto.

- SCRUTINIO

Castelnuovo di Porto non é stato il luogo della perdizione. Piú semplicemente, il massimo della disorganizzazione. Oltre 3000 schede per seggio, candidati a passeggio che contestavano direttamente, 1200 persone perbene ma impreparate e, dopo una certa ora, sfinite.
Pensare ai Consolati é limitativo, anche se lo scrutinio in loco appare piú convincente.
Nelle proposte lette ci sono questioni che ritengo di pura facciata, totalmente inutili.

- LA QUESTIONE RESIDENZA

Si tratta di sapere quante categorie di italiani esistono. Italiani che risiedono all´estero, che votano per il Parlamento e che possono essere candidati, sia in Italia che nella circoscrizione estero.
Italiani che risiedono in Italia che non possono essere candidati nella circoscrizione estero. Come si concilia, ad esempio, in Europa tutto ciò con la libera circolazione e i diritti comunitari?
Penso che giá la legge sul voto abbia un problema di Costituzionalitá e con la questione dell´obbligo di lunghi periodi di residenza, questa condizione viene amplificata. É vero che l´intenzione del legislatore era quella di assicurare una rappresentanza diretta, ma occorre poi leggere l´Art. 48 e 56 e mi pare che tra l’intenzione e ciò che è scritto nella Costituzione, si evidenzia  qualche problema.
Potremmo avere persone grandi di età nate nel paese dove vengono magari elette ( residenza 70 anni ) e risultare semplicemente una vergogna- E’ solo un esempio! 
L´intenzione  poi di assicurare una eccessiva protezione all´esistente, sa molto di conservazione e di piccola casta.
Sarebbe interesante anche favorire un ricambio (vale anche per l´Italia dove é consolidato il mestiere di Parlamentare).
Non solo lo dicono anche i non considerati “grillini”, ma avere 17 mandati e una media di 10 é sinceramente impressionante.
Ricordo che a fine anno in Brasile, Lula lascerá dopo due mandati, con una popolaritá che sfiora l´80%. La Michelle Bachelet ha lasciato la Presidenza del Cile dopo un solo mandato anch´essa con una popolaritá elevatissima. Tutti e due potevano modificare la Costituzione come volevano. Non l´hanno fatto.
Che non continui ad essere un mestiere quello del Parlamentare, estero compreso-

 Antonio Bruzzese                                                                                  

 Presidente Patronato Inca Argentina

 31 maggio 2010


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