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MANOVRA E PENSIONI: COME AL SOLITO SONO GLI EMIGRATI I PIU’ PENALIZZATI

NOTA SULLA MANOVRA FINANZIARIA

Si tratta di una manovra imponente, come dichiarato dallo stesso Ministro Tremonti, pari a circa 24,9 miliardi di euro per il biennio, quella appena varata dal Governo Berlusconi e che sarà ora discussa – si fa per dire - dal Parlamento: una manovra di tagli, pesanti e alla cieca, che graveranno sull’intero comparto della pubblica amministrazione (centrale e decentrata), sui servizi, sui lavoratori e sui pensionati. La manovra, tra le altre cose, contiene una stretta sul pubblico impiego, che passa per il congelamento degli stipendi fino al 2013 e lo stop ai rinnovi contrattuali, prevede un aumento dell’età pensionabile, la rateizzazione del Tfr e una stretta sulle pensioni di invalidità.  Infatti dal 1° giugno 2010, passa, dall'attuale 74% all'85%, il limite per accedere al beneficio economico dell'assegno mensile di invalidità civile (250 €
al mese) vengono potenziati i controlli contro i “falsi” invalidi. Ancora siamo alla storiella dei non vedenti con la patente, pur di giustificare un accanimento verso i più
deboli- 
In molti hanno già denunciato come questa manovra è incapace di sostenere lo sviluppo,Essa non ha alcun elemento di equità,  fatta di tagli indiscriminati e priva di riforme. Rimane drammatico il dato della disoccupazione specie sotto i 35 anni. Ma io desidero soffermarmi con questa nota, esclusivamente  sulla questione che più mi  impegna cioè quella previdenziale che interessa anche i lavoratori e i pensionati residenti all’estero.
Per quanto riguarda le pensioni,  il Governo si è inventato un trucco da prestigiatore che penalizza tutti i lavoratori in procinto di andare in pensione: infatti se da un lato non ha cambiato i requisiti anagrafici e contributivi necessari per maturare il diritto a pensione, dall’altro la manovra correttiva di 25 miliardi di euro appena approvata dal Governo, contiene un pesante intervento sul fronte previdenziale che genera un aumento secco dell’età di pensionamento della vecchiaia  e dell’anzianità fino ad un anno e che colpirà in forma più grave anche i pensionandi residenti all’estero. E’ l’effetto delle modifiche al sistema delle cosiddette “finestre” sostituito dal nuovo metodo dell’uscita posticipata  che ritarda per tutti di un anno la decorrenza della pensione a prescindere dalla data della maturazione del diritto. Dal prossimo anno, il sistema di uscita prevede un'unica finestra sia per i trattamenti di anzianità sia per quelli di vecchiaia, sia per i dipendenti (pubblici e privati) sia per i lavoratori autonomi. Lo scorrimento della finestra comporta mesi di attesa aggiuntivi per vecchiaia, per i dipendenti, che variano dai sette ai nove mesi (per gli autonomi dai dieci ai dodici mesi). In media quindi ritardi di sei-sette mesi per i dipendenti, ritardi più lunghi per gli autonomi. Va inoltre sottolineato che il provvedimento uniforma il pensionamento ordinario di vecchiaia e il pensionamento anticipato per tutti e tre i regimi (retributivo, misto e contributivo).
Il decreto legge sulla manovra non modifica quindi il requisito di età per la pensione di vecchiaia, che resta fermo a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le donne. A queste ultime, nel settore pubblico viene chiesto un anno in più (61 anni nel biennio 2010-2011). Per uomini e donne che raggiungono tali limiti di età, e anche quelli di contribuzione, dal 2011 in poi cambia quindi la decorrenza della pensione. Si tratta in pratica di un innalzamento effettivo dell’età pensionabile.
In particolare a partire dal 2011, per i lavoratori dipendenti la pensione (sia di anzianità che di vecchiaia) spetterà 12 mesi dopo la maturazione dei requisiti. In realtà, la decorrenza è fissata al primo giorno del 13esimo mese successivo a quello di maturazione dei requisiti: per esempio, il lavoratore – anche quello residente all’estero - che maturerà il requisito nel mese di giugno 2011, avrà la pensione con decorrenza luglio 2012 (con il sistema attuale, questo lavoratore andrebbe in pensione nel gennaio 2012, sei mesi prima). Nel caso dei lavoratori autonomi, invece, i mesi di attesa diventeranno 18 (anche qui, si tratta del primo giorno del 19esimo mese successivo).
Sembrerebbe (la legge non è molto chiara su questa questione) che le nuove norme si applicheranno inoltre anche ai soggetti che possono far valer 40 anni di contributi (maturati anche con la totalizzazione) per l'accesso al trattamento di anzianità i quali dovranno quindi attendere 12 mesi (se dipendenti) o 18 mesi (se autonomi) per la decorrenza effettiva della pensione.
I più danneggiati da questo nuovo sistema sono i residenti all’estero i quali non hanno quella rete di tutele, ancorché poche e limitate, di salvaguardia previste per gli italiani residenti in Italia.
Per venire quindi  alle esclusioni dal nuovo e più penalizzante sistema , per prima cosa va sottolineato che le nuove regole non riguardano chi matura il diritto alla pensione entro il 31 dicembre di quest'anno: questi  usufruiranno delle vecchie finestre. Inoltre le vecchie finestre continueranno ad applicarsi alle seguenti categorie che non sono ovviamente rinvenibili, controllabili e quindi applicabili all’estero:
- personale della scuola (1° settembre di ciascun anno);
- lavoratori dipendenti con periodo di preavviso in corso al 30 giugno 2010 con raggiungimento dei requisiti entro la data di cessazione del rapporto di lavoro;
- lavoratori per i quali viene meno il titolo allo svolgimento dell'attività lavorativa per il raggiungimento del limite di età (piloti, autisti di mezzi pubblici, ecc.);
- nel limite di 10mila unità: lavoratori in mobilità breve con accordi entro il 30 aprile 2010 e con requisiti per la pensione entro il periodo di fruizione dell'indennità di mobilità; lavoratori in mobilità lunga con accordi stipulati entro il 30 aprile 2010; lavoratori che alla data di entrata in vigore del Dl 78/2010 risultano titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà (esuberi banche, assicurazioni e così via). Dobbiamo ora sperare che i parlamentari eletti all’estero presenteranno (come già annunciato da Bucchino) emendamenti mirati a salvaguardare i pensionati residenti all’estero e che il Parlamento abbia la sensibilità di distinguere tra residenti in Italia e all’estero alla luce delle diverse situazioni.
Infine siccome abbiamo detto che nulla cambia sul piano dei requisiti per l'ottenimento delle pensioni (cambia solo la data di decorrenza) è opportuno allora ricordare i requisiti previsti per il 2011 per i trattamenti pensionistici di vecchiaia e di anzianità.
I requisiti per la di vecchiaia sono:
- 65 anni di età per gli uomini e 60 per le donne (61 anni di età per le donne del settore pubblico);
- minimo contributivo di 20 anni;
- cessazione dell'attività lavorativa dipendente anche all'estero.
Per l'anzianità, bisogna invece considerare che dal 2011, la quota - cioè la somma di età anagrafica e anzianità contributiva – aumenterà di un anno. Per cui i requisiti saranno:
- quota di 96, con età di almeno 60 anni per i lavoratori dipendenti; e quota di 97, con età di 61 anni per i lavoratori autonomi;
- minimo contributivo di 40 anni indipendentemente dall'età anagrafica (abbiamo detto che anche in questo caso si applicheranno le nuove finestre);
- cessazione dell'attività lavorativa dipendente anche all'estero.
 Infine  un esempio-
Un emigrato che ha un contribuzione in Italia e che ha lavorato nel Paese di residenza
Per 25 anni- Raggiunge i 65 anni di età- avrà quanto maturato nel Paese dove risiede-
ma il pro-rata italiano potrà sommarlo solo dopo un  anno- Se poi dovesse aver perso il lavoro già prima dei 65 anni non ha comunque nessuna protezione come in parte avviene in Italia-
Per l’estero vale ancora di più l’espressione di esponenti Istituzionali e politici – siamo di fronte ad una macelleria sociale-
C’è da augurarsi, che nella discussione in Parlamento,  vi siano le modifiche necessarie  in particolare verso le fasce meno protette.

Presidente Inca Argentina 
Antonio Bruzzese
                                                         

Roma 7 giugno 2010


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